Successo de “La Caccia” di Luigi Lo Cascio | arriva il cinema teatrale

Assistere a “La caccia” è un’esperienza inconsueta. È il trionfo del cinema sul teatro.
Nulla è lasciato al caso e l’interpretazione di Lo Cascio ne è testimonianza.
Una rilettura dell’opera di Euripide ,”Le baccanti”, tanto moderna da spaventare .Temi come la paura per lo straniero/diverso e l’inevitabile successiva attrazione verso questo; lo sgomento verso la nostra curiosità malsana e la ricerca ostinata dell’equilibrio. Sembra scritta il mese scorso, eppure l’opera è vecchia di secoli.
Così,superato l’orrore nell’apprendere l’impossibilità dell’animo umano di mutare la propria natura, giunge una rassicurante quiete,data dalla consapevolezza dell’inalterabilità umana.
“La caccia” è una fusione perfetta tra teatro d’autore – fatto di carne e muscoli tirati in scena – e le più avanzate tecnologie visive a supporto della video arte.
Il monologo incessante di Penteo non è un monologo e sebbene sia l’unico uomo in scena, non è solo.
Le animazioni sono parte integrante dello spettacolo,come la metà di un corpo. La guida che ci accompagna nella mente degenerante di Penteo e attraverso i dubbi che via via crescono con l’infittirsi della trama, è un bambino che,dall’immaterialità dello schermo, è presente in scena più di tanti attori.
Lo Cascio, che cura anche la regia dello spettacolo, dimostra una potenza scenica prevedibile ma al tempo stesso stupefacente, riuscendo a gestire un testo in molti punti ostico senza annoiare .La curiosità è il terzo personaggio. Occultato tra gli spettatori,in attesa di una continua trasformazione scenica, e compagno di viaggio del protagonista,Penteo.
Una figura pienamente umana, in lotta con l’attraente ed inafferrabile Dioniso, raffigurazione del desiderio animalesco di conoscenza;padre e figlio, bene e male, dio ed uomo.
Dioniso è per antonomasia “l’opposizione”, il contrasto irrisolvibile, così seducente ed infine mortale.
A metà strada tra uno schermitore, un guerriero mitico ed Alex, il drugo di Arancia Meccanica, Penteo si muove in scena come in un sogno, tanto che le due dimensioni si sovrappongono senza soluzione di continuità.
In equilibrio sul filo sottile della sanità mentale, impara limiti e piccolezze dell’animo umano, passando da “pacifico” tiranno a despota sanguinario, correndo a braccia aperte incontro al proprio annientamento.
Spezzano il ritmo pseudo spot che reclamizzano prodotti improbabili come ’“Epos – l’integratore degli eroi” o il “Centro benessere Kiteron” (Citerone è il nome del monte sacro a Dioniso). L’effetto prodotto è di estraniamento e disagio, così che lo spettatore subisce continue sollecitazioni.
Con “La caccia” si è su un territorio nuovo, che non è cinema e non è teatro. Dove le certezze lasciano il posto alle emozioni.
Salvatore Garzillo
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2 commenti

  1. […] Penteo è l’unico personaggio in scena eppure non è solo. Alle sue spalle, le animazioni su schermo sono parte integrante dello spettacolo, come la metà di un corpo. La guida che ci accompagna nella mente degenerante di Penteo e attraverso i dubbi che via via crescono con l’infittirsi della trama, è un bambino che, dall’immaterialità dello schermo, è presente in scena più di tanti attori. (hoyloco.wordpress.com) […]

  2. […] Penteo è l’unico personaggio in scena eppure non è solo. Alle sue spalle, le animazioni su schermo sono parte integrante dello spettacolo, come la metà di un corpo. La guida che ci accompagna nella mente degenerante di Penteo e attraverso i dubbi che via via crescono con l’infittirsi della trama, è un bambino che, dall’immaterialità dello schermo, è presente in scena più di tanti attori. (hoyloco.wordpress.com) […]


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